CATTIVI E COSTOSI CONSIGLI
Quanto costano ai contribuenti i Consigli di Zona e come vengono amministrati
i fondi a disposizione
Come
funziona la distribuzione dei fondi alle zone
Ogni anno le 9 zone di decentramento in cui è suddivisa Milano possono contare
su un budget che attualmente si aggira intorno ai 200mila euro (un po’ meno per
la zona 1 che avendo una popolazione inferiore a 100.000 unità ha anche un minor
numero di consiglieri). Le risorse annue complessive (ed i budget annui di ogni
Consiglio) sono definite nell’ambito del processo di programmazione e controllo
del Comune: oltre ai contributi che sono assegnati direttamente dagli uffici
comunali (ad esempio i fondi per il diritto allo studio o l’integrazione del
minimo vitale), ve ne sono altre due tipologie, su cui i Cdz deliberano
direttamente, i Maap (che finanziano iniziative organizzate dal Cdz) e i
contributi destinati invece al finanziamento di iniziative organizzate da terzi,
quelli che fino a qualche tempo fa venivano chiamati Farc.
Stabilite le cifre destinate a ciascuna zona, si riunisce l’Ufficio di
Presidenza e discute l’accordo di riparto di questi fondi: solitamente ogni
commissione ha una percentuale che varia in base ai rapporti di potere tra le
varie forze politiche interne al Cdz, il che già riflette in piccolo gli aspetti
più deteriori della politica ad alto livello.
Ma non tutte le zone sono uguali: ad esempio, zona 5 ha una commissione Bilancio
che è deputata a decidere dove indirizzare i fondi, invece zona 4 li suddivide
in base alla spesa dell’anno precedente.
Criteri di assegnazione dei contributi
Nel Regolamento del decentramento territoriale di fatto non esistono criteri
definiti in base ai quali le varie iniziative, che provengano dal Cdz o da
terzi, vengono valutate e promosse: ogni CdZ vota e delibera di volta in volta
l’assegnazione dei contributi per le singole iniziative.
E’ chiaro che questo ha come conseguenza prima la disomogeneità delle iniziative
finanziate, sia da Cdz a Cdz sia all’interno di uno stesso Consiglio, ponendo
anche un problema di trasparenza: spesso arrivano al voto determinate iniziative
piuttosto che altre perché l’associazione che le propone ha contatti con uno o
più consiglieri, o perché la tale iniziativa o associazione ha già beneficiato
di fondi negli anni passati e quindi questi gli vengono erogati quasi in
automatico, non prendendo in considerazione eventuali alternative.
Per questo ad esempio, in CdZ 4, lo scorso dicembre 2008 è stata presentata una
mozione per chiedere al presidente di rendere trasparente la procedura di
ammissione. Questa mozione è stata discussa durante una riunione dei capigruppo
lo scorso dicembre, occasione in cui è stato preso, da parte dell’ufficio di
Presidenza, l’impegno a far sì che i contributi vengano suddivisi tra le varie
commissioni.
Come vengono spesi i contributi concessi ai cdz
Non essendoci criteri precisi ma solo teoriche linee guida, i contributi su cui
il Cdz è chiamato a deliberare vengono erogati in maniera piuttosto disomogenea:
le iniziative finanziate sono di qualità e livello diverso, fino a toccare punte
di ridicolo. Si va dalla sfida tra pizzaioli agli incontri informativi sul
taglio della carne, dai classici concerti, cineforum e feste di via, fino a una
mostra pittorica di Tony Dallara sul tricolore.
Numerose sono spesso le voci di spesa dedicate al teatro (amatoriale o presunto
professionistico): cosa buona e giusta, ma non in tutti i casi. A volte infatti
i contributi non sono ripartiti equamente, tanto che alcune compagnie
percepiscono fondi di gran lunga superiori ad altre presenti sullo stesso
territorio.
Un esempio: il Teatro della Memoria ha percepito dal Cdz 8, solo nel biennio
2002/03, 30mila euro, spesso per iniziative alquanto singolari. Venendo a tempi
più recenti, ad esempio, nel 2005 è stato finanziato con 1500 euro uno
spettacolo di “canzoni lombarde e/o napoletane”. Era uno scherzo e/o una
delibera di spesa? Ma per fortuna il suddetto teatro ha un ventaglio di proposte
piuttosto ampio: si va dalla rappresentazione teatrale della Passione (2750
euro) allo spettacolo Ballerine della radio, un simpatico revival del ventennio,
camuffato da festeggiamenti per la radio (3000 euro).
Ma sempre di cultura si tratta. Che dire invece del concorso per eleggere le
varie Miss di Zona? Un concorso promosso dall’Associazione nazionale
commercianti di Milano (ANAC) per cui ad esempio in Zona 8 sono stati spesi, nel
2004, ben 9000 euro?
Lo scopo dichiarato fu “portare non solo in centro, ma anche nelle periferie e
in alcune Vie di Milano, eventi come il Concorso “MISS ITALIA” al fine di far
rivivere la città ed offrire momenti di aggregazione e rilancio del commercio
locale”. Iniziativa che compare gli anni successivi con spesa ridimensionata a
‘soli’ 3000 euro?
Uno degli indicatori per valutare la qualità delle iniziative proposte e
finanziate” spiega il consigliere di zona 3 Luca Prini “è la partecipazione dei
cittadini”: ma non sempre questo è un criterio di scelta. In zona 3, ad esempio,
per un Convegno sul Parco Lambro lo scorso anno sono stati spesi 1592 euro: al
convegno non c’era nessuno, tranne pochi addetti ai lavori.
Si potrebbe obiettare che tutte le cifre menzionate sono irrisorie: bisogna però
metterle in relazione con i budget complessivi concessi alle zone.
E’ piuttosto evidente come i già scarsi fondi messi a disposizione dei Cdz
vengano spesso erogati in modo discutibile, senza criteri fissi e più
frequentemente di quanto non si pensi secondo una logica di do ut des
(elettoralmente parlando).
Ad esempio, nel febbraio 2006 la spesa per attività di promozione del Cdz8,
normalmente attestata intorno ai 1500 € a trimestre, ammontava già a circa 5000
€: sarà stato che si avvicinavano le elezioni?
Un altro motivo di spreco, secondo Angelo Dani, consigliere di Zona 8, consiste
in quel meccanismo per cui, se di ipotetici 100mila euro di contributo concessi
dal Comune a fine anno ne sono stati spesi solo 80mila, l’anno successivo non ne
verranno erogati di più, il che provoca a fine anno una sorta di ‘corsa alla
spesa’. Il che significa anche che se ci fossero iniziative di carattere
biennale o triennale questa impostazione impedirebbe di realizzarle. Quando si
dice la lungimiranza.
Il costo dei Cdz
L’altro motivo già più volte portato alla luce per cui i Cdz, così concepiti,
costituiscono una macchina succhiasoldi priva di reale utilità è il rapporto tra
la spesa per tenerli in vita e l’effettiva operatività sul territorio:
l’asfissia dei consigli di zona oltre che ai costi è dovuta allo svuotamento dei
poteri.
Gli stipendi sono di circa 4 mila euro al mese per i presidenti e di 511 euro
per ognuno dei 360 consiglieri, che li accumulano tramite i gettoni di presenza,
convocando commissioni anche quando non ce ne sia bisogno.
Risale allo scorso agosto la polemica sollevata dal consigliere Luca Prini, che
fece notare come “nella prima settimana del mese più deserto dell’anno vennero
convocate ben 11 commissioni, al solo scopo di prendere il gettone.”
Ma sono opinioni, infatti in quella circostanza il presidente della Commissione
sicurezza Andrea Ancona spiegò che ad agosto a Milano il problema della
sicurezza peggiora, e quindi la convocazione era ampiamente giustificata.
Agli stipendi e ai gettoni di consiglieri e presidenti sono poi da aggiungere i
costi del personale che lavora per i vari Cdz, (impiegati, custodi, personale
tecnico) e il mantenimento degli stessi (bollette, pulizie): un costo che supera
spaventosamente quello dei contributi erogati in servizi alla cittadinanza.
Un costo incredibile se rapportato alle effettive funzioni dei Cdz, inutili
repliche del consiglio comunale: ma ben curate dal punto di vista estetico,
considerando il moderno apparato di voto elettronico, tabelloni luminosi e a
volte poltrone rosse di cui sono dotati.
Com’era
Paradossalmente, avevano più poteri i Cdz nati prima dell’80, ancora informali
ma con una partecipazione più ampia: in quel periodo, ad esempio, le 20 zone del
decentramento parteciparono attivamente alla stesura della variante generale del
Piano regolatore, e ogni zona segnalava le opere prioritarie da realizzarsi nel
quartiere che poi entravano nel bilancio di previsione del Comune. Anche i
lavori di manutenzione strade (PMO) venivano effettuati secondo le priorità
segnalate dai Consigli circoscrizionali.
Mentre adesso, i pannelli del soffitto crollati nella biblioteca civica
antistante il Cdz 4, nonostante le numerose segnalazioni, sono ancora lì, spiega
il consigliere Alessandro Rizzo.
I contrasti fra i Consigli di zona e le decisioni della Giunta hanno portato al
progressivo svuotamento di ruolo. Prima il centrosinistra ha sottratto poteri,
poi la Giunta Formentini e infine quella Albertini, che sciolse i consigli per
oltre due anni. Se è vero che una città come Milano non può essere governata
solamente dalla Giunta, certo il tipo di decentramento vigente costituisce solo
ed esclusivamente una spesa inutile.
Antiniska Pozzi